Niente agevolazioni alle famiglie extracomunitarie: l’Italia sta diventando una Stato razzista

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Prima il problema non erano gli stranieri, ma i richiedenti asilo “che non scappano da nessuna guerra e la guerra ce la portano in casa, non certo ragazze e ragazzi che, a prescindere dal colore della pelle, contribuiscono a far crescere il nostro Paese” (parole e musica di Matteo Salvini, giusto un’estate fa). Poi il problema sono diventati anche coloro che potevano beneficiare della protezione umanitaria, concessa in situazioni in cui non si poteva richiedere asilo politico, ma si era comunque davanti a persone in fuga da persecuzioni o disastri naturali, un istituto della durata di due anni e permetteva di accedere al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Abbastanza per cancellare pure questa, con un colpo di spugna nel decreto cosiddetto sicurezza, e per trasformare, non si sa bene per quale motivo, decine di migliaia di persone – 39mila nel solo 2017 – in fantasmi senza possibilità di lavorare e senza fissa dimora.

Poi non bastava nemmeno la protezione umanitaria e il blocco nazional-populista di Lega e Cinque Stelle se l’è presa con gli stranieri extracomunitari, legalmente residenti e contribuenti. È di ieri l’approvazione di un emendamento alla legge di bilancio che esclude le famigilie extra-Ue con più di tre figli dalle agevolazioni per le famiglie numerose legate alla cosiddetta “carta della famiglia”, istituita dal governo Gentiloni. Prima gli italiani? Nemmeno un po’, a questo giro. A questo giro è solo agli italiani. Perché si tratta di sconti dal 5% al 20% su medicinali, prodotti alimentari, bollette di luce e acqua, corsi di formazione, libri scolastici, biglietti dei mezzi pubblici, prodotti per l’igiene personale e biglietti per il cinema e per i musei offerti dai negozianti su base volontaria, senza costi aggiuntivi per lo Stato. Il Legislatore, in questo caso, sta dicendo a quei negozianti di non fare sconti alle famiglie extracomunitarie, in quanto extracomunitarie.

Poca cosa? No, per nulla. Perché questa non è più paura, non è più sovranismo, non è più nemmeno xenofobia o intolleranza. Questo è razzismo di Stato, punto. Questa è discriminazione senza alcuna motivazione, se non quella della discriminazione stessa, dell’idea che nella società italiana debbano esistere cittadini e contribuenti di serie a e di serie b, in funzione dell’etnia. E fa pensare che tutto questo sia stato approvato a maggioranza in una commissione del Parlamento Italiano, senza che il Movimento Cinque Stelle, silente e ipocrita alleato leghista in questa corsa ad alzare sempre di più l’asticella dell’odio verso gli stranieri, decidesse di dissociarsi. O le opposizione di boicottare il voto. O dell’opinione pubblica di ribellarsi.

No. E forse, dopo sei mesi di dottrina Salvini, siamo già tutti rassegnati a questo clima infame verso chiunque sia contemporaneamente straniero e povero in Italia. Lodi e il regolamento che, attraverso un diabolico artificio burocratico, escludeva i bambini extracomunitari dalle mense e dagli scuolabus era stato l’esperimento, la versione beta. La reazione, per quanto bella, insufficiente a convincere il centrodestra a ritirare il provvedimento. La battaglia era già stata persa allora, a ben vedere. Quel che stiamo facendo passare oggi è il trasferimento su scala nazionale di quel medesimo disegno, sperimentato a livello locale. E, se passa, non è che l’inizio. Quand’è che suona la sveglia, Cinque Stelle, sinistra, opposizioni?