L’endorsement di Salvini per il pescatore di De André (che dà vino e pane a un fuggiasco)

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Va bene che i gusti musicali sono qualcosa di molto personale, personalissimo, una sfera ingiudicabile che va al di là di convinzioni, principi, battaglie politiche. Va bene che gli “endorsement” sono spesso il sale della politica, conigli tirati fuori dal cilindro per catturare nuovi elettori, sottraendoli a parti politiche concorrenti. Ma il tweet con cui il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, leghista, strenuo difensore di una politica migratoria non proprio “aperturista”, ricorda il cantautore Fabrizio De André, a vent’anni dalla scomparsa del grande artista, indubbiamente non passa inosservato.


Non solo perché De André rimane un chansonniere “anarchico”. Ma anche perché Salvini, nel salutare “Faber” «grande poeta», riporta l’incipit di una delle canzoni più celebri del cantautore genovese, Il Pescatore: “All’ombra dell’ultimo sole si era assopito un pescatore…”

Un testo che – correva l’anno 1978 – racconta l’incontro tra un vecchio pescatore che si è addormentato al tramonto e un assassino in fuga. Un assassino che dal poeta viene descritto in maniera molto particolare: ha gli «occhi grandi da bambino», gli «occhi enormi di paura». Il criminale chiede vino da bere e pane da mangiare al pescatore e il vecchio lo accontenta, senza curarsi del suo status di fuorilegge. Il vecchio, per dirla con i versi di De André, «non si guardò neppure intorno ma versò il vino e spezzò il pane per chi diceva “ho sete, ho fame”».

Ancora: una volta che l’assassino si allontana, «vennero in sella due gendarmi, vennero in sella con le armi, chiesero al vecchio se lì vicino fosse passato un assassino. Ma all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito il pescatore e aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso. E aveva un solco lungo il viso come una specie di sorriso».

Il Pescatore ha aiutato l’assassino. Ha perdonato il fuggiasco. Ha perdonato l’uomo. Non ditelo ai gendarmi.

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