Pd, la proposta Zingaretti per le europee: “Il simbolo non è un dogma: costruiamo una lista aperta”. Il sì di Calenda

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ROMA – Il simbolo non è un dogma. Il candidato alla guida del Partito Democratico Nicola Zingaretti, apre così il cantiere dei dem verso le elezioni europee di maggio. Lo fa in una intervista al Messaggero dove propone un “cartello” di sinistra, aperto alla società civile, alle associazioni e agli altri partiti di sinistra. Una coalizione larga “in cui il Pd svolga il ruolo di promotore” e dove, appunto, il “simbolo del partito non è un dogma”. Rinunciare alla propria bandiera per federare la sinistra italiana. 

E la proposta di Zingaretti trova subito il consenso dell’ex ministro Carlo Calenda è soddisfatto dalla proposta di Nicola Zingaretti. La disponibilità di Zingaretti una lista unitaria alle Europee senza il simbolo del Pd, è un passo verso il suo Fronte Repubblicano? “Sì”, risponde secco Calenda all’Adnkronos. Zingaretti quindi è sulla strada giusta? Sarebbe disponibile a impegnarsi in prima persona, da candidato, in questa lista? “Rispondo di sì, ma al momento -sottolinea l’ex-ministro- non voglio dire di più”.

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Positivo anche il commento di Futura. “Le parole di oggi di Nicola Zingaretti sono molto importanti e segnano una svolta per la costruzione di una lista unitaria alle europee. Dopo gli appelli di Boldrini, Cacciari, quello di centinaia di esponenti istituzionali e civili per una candidatura di Lucano in una lista unitaria, la disponibilità di Zingaretti a costruire una lista unitaria della sinistra va accolta con disponibilità”. Così Marco Furfaro, coordinatore nazionale del movimento che lavora per costruire un nuovo contenitore di centro-sinistra.

Il parere dei sondaggisti

Una soluzione efficace dal punto di vista elettorale? Tanti i pareri di sondaggisti raccolti dall’AdnKronos. Per Renato Mannheimer infatti sul simbolo, sul cambiamento, non ci sono più i rischi di prima: “Una volta – sottolinea il fondatore di Ispo – il simbolo era essenziale ma oggi cambiarlo sarebbe pericoloso ma non disastroso visto che conta più il leader”. Per Maurizio Pessato di Swg, “la cosa si può fare e potrebbe avere senso” ma certo “bisogna vedere se c’è tempo, se trovano accordo nel Pd, se si arriva a una proposta condivisa”.  “La questione è semplice: se si tratta di costruire un fronte allargato, se l’idea del cambio di simbolo presuppone questo fronte nuovo, come sembra, allora è una cosa che va bene”, dice Luca Comodo di Ipsos. “La leadership è importante e centrale, ci deve, per questo essere una certa capacità di Zingaretti, ammesso che sia lui il vincitore delle primarie”.