Abruzzo, la Waterloo dei Cinque Stelle di governo. E adesso, comunque vada, sarà un disastro

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Difficile adesso continuino a far finta di niente, a dire e a dirsi che sono solo sondaggi, che le elezioni locali contano poco, che sono tutta un’altra storia, che la ggente è ancora con loro. Quella abruzzese, per il Movimento Cinque Stelle è una batosta elettorale e politica di quelle che fanno malissimo e lasciano il segno. Il 18% dei voti là dove il 4 marzo si era lambito il 40%. Il Partito Democratico che col suo candidato li sopravanza di dodici punti. Il centrodestra unito che anziché sparire, stravince. E Salvini che drena di tutto: sia il consenso di Forza Italia, sia quello pentastellato, arrivando a raddoppiare il consenso leghista nel giro di nemmeno dodici mesi, dal 14% al 28%.

Se queste sono le prove tecniche delle elezioni europee, servirà più di un Maalox, questa volta. E non mancheranno i processi interni. Perché qualcuno dovrà rendere conto, ad esempio, dell’acquiescenza del Movimento rispetto all’agenda leghista, dai porti chiusi al decreto sicurezza, nonostante il Movimento possa contare su una forza parlamentare di gran lunga superiore. Allo stesso modo, non dubitiamo che qualcuno finirà per mettere in discussione pure la scelta di allearsi con Salvini. Una scelta che, sinora, si è rivelata politicamente fallimentare: dal giorno dell’insediamento del governo Conte, il Movimento ha perso un punto al mese, tutti a favore dell’alleato leghista.

E non finisce qua. Perché all’emorragia di voti verso destra, a breve potrebbe sommarsi quella dei voti in uscita verso sinistra. L’avvento del movimentista Landini alla segreteria della Cgil e il listone unico del caudillo napoletano Luigi De Magistris per le elezioni europee sono due campanelli d’allarme non da poco. Populisti di sinistra fatti e finiti, sono tra i pochi leader – forse gli unici, a oggi – che possono permettersi di criticare il Movimento senza che gli venga appiccicato addosso lo stigma dell’élite. Di fatto, un nuovo fronte che si apre, là dove il Pd non era in grado di far male, tant’è che ogni voto di sinistra in uscita dai Cinque Stelle andava a ingrossare il bacino dell’astensione. Anche in questo caso, il banco di prova saranno le europee.

Quel che succederà dopo è terra ignota. Difficilmente, a meno di volontà autolesioniste, i Cinque Stelle potranno permettersi di andare avanti al governo con la Lega come se niente fosse. Allo stesso modo, tuttavia, è difficile che chiedano di tornare al voto, col rischio concreto di finire all’opposizione di un governo di centrodestra a guida leghista, con una pattuglia parlamentare molto ridotta. Difficile anche immaginare ribaltoni e fantomatiche maggioranze Cinque Stelle-Pd, nel caso l’esperienza giallo-verde dovesse deragliare. Molto banalmente: quanti elettori Cinque Stelle sarebbero disposti a seguire Di Maio in quest’avventura, che peraltro necessiterebbe dei voti dell’odiato Matteo Renzi e dei suoi fedelissimi? Comunque vada sarà un disastro.