Marco Marsilio: “Il centrodestra unito è la formula vincente, il M5S se ne faccia una ragione”

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È dedicata a “una donna speciale” la vittoria elettorale di Marco Marsilio, fresco governatore dell’Abruzzo “forte e gentile” cantato da Primo Levi: prima regione mai conquistata da un “fratello d’Italia” doc. Ma non di Giorgia Meloni si tratta, come pure si sarebbe autorizzati a pensare: l’indomita leader che questo cinquantenne cresciuto nel movimento giovanile di An, una laurea in Filosofia alla Sapienza e contratto di docenza alla Link Campus (l’università prediletta dai grillini), ha voluto prima come dirigente di partito, poi fra gli scranni del Senato, infine imposto a Salvini e Berlusconi come il miglior candidato possibile. Bensì dell’adorata moglie Stefania, “che mi ha sostenuto sempre, anche nei momenti più difficili” dice e quasi si commuove, mentre sul corso centrale di Pescara esplode la festa, ogni contegno salta insieme ai tappi di spumante rigorosamente locale, prodotto a Tocco da Casauria, il paese dei suoi genitori dove lui torna appena può e ora diventerà la sua casa.

Presidente Marsilio si aspettava un margine di successo così ampio?
“Non in queste dimensioni, anche se sapevo che saremmo andati bene perché durante tutta la campagna elettorale, nei tanti incontri con i cittadini e le categorie produttive, ho avuto sempre un ritorno positivo: in Abruzzo c’è una gran voglia di discontinuità, di rottura con il passato, che evidentemente il centrodestra ha saputo intercettare e interpretare”.

Lei ha vinto all’interno di uno schema tradizionale, con il centrodestra unito a livello locale nonostante il “tradimento” di Salvini, entrato a Palazzo Chigi insieme al M5S. Questo risultato avrà ripercussioni sul governo giallo-verde?
“Dovete chiederlo ai leader nazionali, non certo a me. Io posso dire quel che penso da sempre, ovvero che il centrodestra unito è la formula vincente: è accaduto di recente in Molise, in Trentino, in Friuli Venezia Giulia, oggi in Abruzzo e fra 15 giorni mi auguro in Sardegna. Resto convinto che dimostrare buon governo può far crescere e maturare una nuova stagione politica a livello nazionale”.

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Crede possibile, anche alla luce del crollo dei 5S, che si apra una crisi di governo e che possa subentrare un esecutivo formato da Lega, Fi, FdI, centristi e magari un gruppetto di responsabili? 
“A decidere se entrare nel governo, qualora vi fosse una crisi, spetta a Giorgia Meloni e agli altri leader della coalizione. Una cosa però è certa: con la Lega c’è un rapporto straordinario, giocare a dividerci non porta bene. Il M5S se ne faccia una ragione e si chieda perché continua a perdere consenso: le politiche disastrose di Di Maio e compagni, specie sul fronte dell’occupazione e delle grandi opere, si sono rivelate deludenti. Al paese serve una visione, una maggioranza coesa che sappia cosa fare e soprattutto come farla”.

Voi però siete un partito fortemente nazionalista, piu radicato al sud che al nord, non proprio in sintonia con la spinta autonomista di Salvini…
“Guardi io credo che l’Abruzzo per Salvini rappresenti una specie di battesimo del fuoco: è la prova che l’evoluzione della Lega come partito nazionale si sta compiendo”.

Qual è ora la sua priorità?
“La ricostruzione post-terremoto, che negli ultimi due anni è rimasta colpevolmente ferma, con sole 30 pratiche evase e 2mila persone ancora sfollate. È una vergogna che dobbiamo cancellare assolutamente. Il centrodestra ha già dimostrato le sue capacità con la ricostruzione del 2009, ora torneremo a replicare quel modello portato avanti dalla protezione civile di Guido Bertolaso: è mia intenzione creare le condizioni per far rientrare le persone nelle loro case in pochi mesi”.