Regionali in Abruzzo, la débâcle del M5s: dal 40% alle politiche a terza forza nella regione

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Sebbene la candidata pentastellata Sara Marcozzi cerchi ogni giustificazione possibile per alleggerire il colpo, il dato più evidente di queste elezioni regionali in Abruzzo è la disfatta del M5s. Il Movimento che alle politiche del 4 marzo 2018 conquistò largamente l’Abruzzo con il 39,8% e 303.006 voti, questa volta esce mortificato dalle urne,  rimanendo al di sotto del 20%. Ed è stato più che doppiato dalla coalizione di centrodestra che ha portato alla vittoria Marco Marsilio. E superato anche dal centrosinistra che, presentandosi unito, sfiora il 31.5%.

I RISULTATI IN TEMPO REALE
 
Marcozzi in tarda notte al suo comitato elettorale ha parlato di “sconfitta della democrazia”, rappresentata dall’avere “permesso di partecipare alle elezioni a otto liste create poco prima delle elezioni”. Si è rammaricata del fatto che gli abruzzesi “hanno ceduto un candidato neanche abruzzese”, ha rivendicato di aver “lavorato sui temi e non sulla propaganda” insieme al fatto che “non abbiamo portatori di voti, noi”. La candidata 5s invece che in casa propria guarda nel giardino altrui, definendo una débâcle quella del Pd e di Forza Italia (“Dovrebbero farsi un esame di coscienza”). E si consola guardando per il suo partito alle scorse regionali invece che alle politiche, spiegando che “noi confermiamo il risultato delle amministrative del 2014”. Ma forse Marcozzi, in cuor suo, in parte prevedeva un calo del Movimento, dal momento che ha preteso un paracadute con la candidatura, oltre che da presidente della Regione, anche da consigliere regionale.
 
Quanto i risultati dell’Abruzzo possano influire sull’assetto del governo gialloverde è ancora presto per dirlo. Di certo l’indebolimento di uno dei due soci della maggioranza non farà che aumentare le divisioni interne. Dalla Tav alle trivelle, dalla posizione sul Venezuela ai migranti, i temi e gli argomenti di divisione profonda tra Lega e M5s sono sempre più numerosi.

rep