Tav, analisi costi-benefici negativa per 7/8 miliardi. Commissione divisa: firmano 5 dei 6 esperti

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La Torino-Lione è un investimento che non s’ha da fare perché a seconda degli scenari di traffico “i costi superano i benefici di una cifra compresa tra i 7 e gli 8 miliardi”. È la conclusione cui sono giunti i tecnici No Tav nominati dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli e coordinati da Marco Ponti che hanno realizzato l’analisi costi-benefici. Si tratta di una conclusione di parte perché è firmata solo da 5 dei 6 membri della commissione. Il sesto, Pierluigi Coppola, non ha ritenuto sottoscrivibile il documento. Una spaccatura nella commissione dunque che finisce per mettere in discussione la stessa terzietà delle conclusioni. Il testo del documento è stato reso pubblico sul sito internet del ministero dei Trasporti. 

Uno dei nodi cruciali è l’affermazione dei tecnici di Ponti secondo cui i benefici del trasferimento delle merci dal tir al treno non avrebbe effetti significativi sul piano ambientale. Secondo l’analisi pubblicata oggi non è quantificabile il costo dello stop ai lavori che, a seconda degli scenari varia da 1,3 a 4,2 miliardi. Inoltre nel calcolo dei costi somo compresi anche quelli che sopporteranno la Francia e l’Unione Europea. Durissimo il commento del commissario di governo per la Torino-Lione, Paolo Foietta: “Analisi-truffa, i tecnici hanno attaccato il carro dove voleva il padrone”.

Da parte sua Toninelli commenta in una nota: “I numeri dell’analisi costi benefici sulla Tav sono estremamente negativi, impietosi, ora deciderà il governo”.

I costi

Il documento stabilisce che il “vane” (valore attuale netto, saldo tra i costi dell’opera, lavori e gestione, i costi esterni, i minori benefici per utenti e operatori, e dall’altra parte i benefici economici diretti e indiretti) è pari a 6.995 milioni di euro nello scenario “realistico” di previsioni di traffico (25,2 milioni tonnellate di merci nel 2059) e pari a 7.805 Milioni nello scenario “ottimistico” (previsioni osservatorio 2011, 51,8 milioni di tonnellate).

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In entrambi i casi uno “sbilancio economico” fortemente negativo. Entrambi i calcoli sono stati fatti sui “costi a finire” dell’opera, al netto cioè degli 1,4 miliardi di euro già spesi, e considerando i costi sia della tratta internazionale che di quella italiana. I testi sono on line sul sito del Mit a cura del ministero.

Le penali

Quanto alle penali  in caso di scioglimento del progetto della Tav il costo massimo (tra penali e rimborsi) potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi. È quanto è possibile determinare sommando i vari importi contenuti nella Relazione tecnico giuridica collegata all’analisi costi benefici della Tav. Molti sono importi massimi “difficilmente raggiungibili”. Tanto che nella relazione si spiega che “i molteplici profili evidenziati non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento”. La variabile è dovuta a “più soggetti sovrani” che dovrebbero negoziare gli importi.

La mini-tav

Se invece non venisse realizzata la tratta Avigliana-Orbassano, limitando il progetto alla cosiddetta mini-Tav, il
già citato “vane” con costi ‘a finirè (escludendo i soldi già spesi) ammonterebbe a -6.138 milioni e quello calcolato con riferimento al costo intero a -7.093 milioni. In caso di mancata realizzazione della tratta i mancati benefici per i passeggeri regionali risulterebbero pari a 305 milioni.

Benefici ambientali “trascurabili”

Anche i benefici ambientali dell’opera considerata nella sua interezza, secondo la relazione, sono trascurabili.  Vero che con la Tav le emissioni di C02 si ridurrebbero, ma obiettivi “ambiziosi” si otterrebbero “solo grazie all’innovazione tecnologica dei veicoli”. In pratica, spiega il testo, se venisse realizzata la Tav, in media, in un giorno, “la durata dei viaggi dei veicoli tra Milano e Parigi si ridurrebbe di 2 minuti e 20 secondi; quelli tra Milano e Lione si accorcerebbero di 1 minuto e 20 secondi e il tempo di attraversamento della tangenziale di Torino diminuirebbe di circa 5 secondi”. Ciò vuol dire, che “la riduzione attesa delle emissioni a seguito dell’acquisizione della ferrovia del 37% dei flussi al confine tra l’Italia e la Francia si attesti intorno alle 500.000 t”.

Tale quantità rappresenta circa lo 0,5% delle emissioni di gas serra nel settore dei trasporti in Italia (103 milioni di t nel 2016), lo 0,05% delle emissioni del settore dei trasporti in Europa (1.048 milioni di t nel 2015) e lo 0,12% del totale delle emissioni in Italia pari 428 milioni di t di CO2 equivalenti.