Tav, analisi costi-benefici negativa per 7/8 miliardi

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L’analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione, realizzata dal gruppo di lavoro coordinato da Marco Ponti per conto del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, è fortemente negativa. Il “vane” (valore attuale netto, saldo tra i costi dell’opera, lavori e gestione, i costi esterni, i minori benefici per utenti e operatori, e dall’altra parte i benefici economici diretti e indiretti) è pari a 6.995 milioni di euro nello scenario “realistico” di previsioni di traffico (25,2 milioni tonnellate di merci nel 2059) e pari a 7.805 Milioni nello scenario “ottimistico” (previsioni osservatorio 2011, 51,8 milioni di tonnellate).

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In entrambi i casi uno “sbilancio economico” fortemente negativo. Entrambi i calcoli sono stati fatti sui “costi a finire” dell’opera, al netto cioè degli 1,4 miliardi di euro già spesi, e considerando i costi sia della tratta internazionale che di quella italiana. I testi sono on line sul sito del Mit a cura del ministero.

Quanto alle penali  in caso di scioglimento del progetto della Tav il costo massimo (tra penali e rimborsi) potrebbe raggiungere i 4,2 miliardi. È quanto è possibile determinare sommando i vari importi contenuti nella Relazione tecnico giuridica collegata all’analisi costi benefici della Tav. Molti sono importi massimi “difficilmente raggiungibili”. Tanto che nella relazione si spiega che “i molteplici profili evidenziati non consentono di determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento”. La variabile è dovuta a “più soggetti sovrani” che dovrebbero negoziare gli importi.

Se invece non venisse realizzata la tratta Avigliana-Orbassano, limitando il progetto alla cosiddetta mini-Tav, il
già citato “vane” con costi ‘a finire’ (escludendo i soldi già spesi) ammonterebbe a -6.138 milioni e quello calcolato con riferimento al costo intero a -7.093 milioni. In caso di mancata realizzazione della tratta i mancati benefici per i passeggeri regionali risulterebbero pari a 305 milioni.

Anche i benefici ambientali, secondo la relazione, sono trascurabili.  Vero che con la Tav le emissioni di C02
si ridurrebbero, ma obiettivi “ambiziosi” si otterrebbero “solo grazie all’innovazione tecnologica dei veicoli”. In pratica, spiega il testo, se venisse realizzata la Tav, in media, in un giorno, “la durata dei viaggi dei veicoli tra Milano e Parigi si ridurrebbe di 2 minuti e 20 secondi; quelli tra Milano e Lione si accorcerebbero di 1 minuto e 20 secondi e il tempo di attraversamento della tangenziale di Torino diminuirebbe di circa 5 secondi”. Ciò vuol dire, che “la riduzione attesa delle emissioni a seguito dell’acquisizione della ferrovia del 37% dei flussi al confine tra l’Italia e la Francia si attesti intorno alle 500.000 t”.

Tale quantità rappresenta circa lo 0,5% delle emissioni di gas serra nel settore dei trasporti in Italia (103 milioni di t nel 2016), lo 0,05% delle emissioni del settore dei trasporti in Europa (1.048 milioni di t nel 2015) e lo 0,12% del totale delle emissioni in Italia pari 428 milioni di t di CO2 equivalenti.