Mai più «rimborsopoli»: il M5S apre un conto corrente per le restituzioni

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L’ombra nera della vicenda “rimborsopoli”, che ha travolto il M5S lo scorso anno alla vigilia delle elezioni del 4 marzo, non smette di allungarsi sul Movimento, come la gogna social di Giulia Sarti insegna. Per dare seguito alla promessa di rafforzare i controlli sulle restituzioni, i vertici del Movimento hanno creato un conto corrente ad hoc. Dove saranno convogliati tutti i bonifici, in attesa di decidere la destinazione finale.


Nuovo conto collegato al Comitato rendicontazioni
Il codice Iban del nuovo conto corrente, come hanno spiegato fonti pentastellate all’AdnKronos, sarà collegato al “Comitato per le rendicontazioni e i rimborsi del Movimento 5 Stelle” fondato lo scorso 7 agosto davanti al notaio Luca Amato di Roma dal capo politico Luigi Di Maio e dai capigruppo grillini di Camera e Senato, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli. Un organismo nato per «curare attivamente l’organizzazione, l’amministrazione, il coordinamento, la disciplina, la rendicontazione e la gestione delle restituzioni degli stipendi e dei rimborsi» percepiti dai parlamentari del Movimento 5 Stelle. L’atto costitutivo aveva sollevato subito alcune proteste, in particolare dalle senatrici Elena Fattori e Paola Nugnes, perché prevede che, nel caso dovessero restare fondi in cassa, «questi verrano devoluti all’Associazione Rousseau» (presieduta da Davide Casaleggio, divenuto anche cofondatore della nuova associazione Movimento 5 Stelle insieme a Di Maio) cui i parlamentari già versano 300 euro ogni mese. Ma a denunciare l’incongruità era stato anche l’avvocato Lorenzo Borrè, che difende molti “dissidenti” nelle cause contro le espulsioni dal Movimento, convinto che le nuove regole siano il frutto di una «iniziativa verticistica» in difformità dalle disposizioni finali del Regolamento approvato dal Comitato di garanzia il 28 giugno scorso.


Quanto si decurtano gli eletti M5S
Ma i Cinque Stelle non demordono. “Mai più rimborsopoli” è la parola d’ordine. Le somme che ogni mese gli eletti M5S si decurtano dal proprio stipendio e che devono rendicontare sul sito tirendiconto.it sono stabilite dal regolamento ad hoc emanato dal Comitato sempre lo scorso giugno: i parlamentari devono restituire almeno 2mila euro al mese e potranno trattenere un importo forfettario di 3mila euro mensili, che diventano 2mila per chi risiede in provincia di Roma per far fronte alle spese di soggiorno, vitto, trasporti e telefono. L’indennità percepita dev’essere pari a un massimo di 3.250 euro netti mensili e l’assegno di fine mandato dovrà essere commisurato, nel senso che varrà al massimo 15mila euro netti per 60 mesi di mandato effettivo. I versamenti effettuati per il trimestre di luglio, agosto e settembre – 2 milioni di euro – sono stati devoluti, anziché al Fondo per il microcredito, alla Protezione civile per aiutare le popolazioni colpite dalle alluvioni.

L’idea di un Fondo intermedio
Finora, infatti, i bonifici dei parlamentari venivano direttamente dirottati al Fondo del Mef, che però aveva registrato alla fine della scorsa legislatura l’ammanco da cui erano partiti i controlli per i “furbetti”. La scoperta dei trucchi per restituire meno del dovuto portò all’espulsione di diversi esponenti pentastellati. Da qui la volontà di istituire un conto corrente specifico, una sorta di “cassaforte” intermedia” direttamente gestita dai vertici che permetterà dunque di destinare i fondi anche a enti che non hanno Iban. E molto probabilmente si lascerà decidere agli iscritti su Rousseau a chi devolvere il “tesoro”, nell’ottica dichiarata di aumentare le votazioni online.

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