Tajani, il monarchico scivolato su Mussolini

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«In terza media ho preso la tessera del Partito monarchico. A scuola avevo fatto una ricerca su Vittorio Emanuele II ed ero rimasto affascinato dalla sua figura. Da qui la mia iscrizione. Un impegno durato fino al servizio militare». Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo al centro delle polemiche per le sue frasi indulgenti sul fascismo, raccontava così qualche anno fa la nascita della sua passione per i Savoia. Un amore mai rinnegato per la Corona sabauda che ha contribuito a farlo inciampare su giudizi improvvidi verso le «cose positive» fatte da Mussolini nel suo ventennio al potere. Storia di cui Vittorio Emanulele III fu co-autore perché non separò mai le responsabilità della dinastia da quelle del regime.


«Da un punto di vista di fatti concreti realizzati non si può dire che non abbia realizzato nulla» aveva detto in quella stessa intervista alla Zanzara su Radio 24 il vicepresidente di Forza Italia chiarendo: «Io non sono fascista, non sono mai stato fascista». Quando sono cominciate ad arrivare le reazioni indignate alle sue frasi Tajani si è affrettato a rafforzare il suo credo democratico: «Sono da sempre un antifascista convinto», ha scritto su Twitter. Ai tempi del liceo (frequentava il “Tasso” negli stessi anni di Walter Veltroni e Maurizio Gasparri) manifestava però per il generale Giovanni de Lorenzo, protagonista del piano Solo e futuro deputato del Partito democratico italiano di Unità monarchica che avrebbe aderito al gruppo Msi.

In tempi recenti Tajani che negli anni ’70 era militante del Fronte monarchico giovanile e dell’Unione Monarchica Italiana, è arrivato a riconoscere che «la monarchia non è adatta per l’Italia ma funziona altrove: in Spagna, in Olanda... I miei valori sono sempre quelli. Credo nella patria, nell’unità nazionale e nella famiglia». Per quella che porta il nome Savoia si è sempre battuto, schierandosi per l’abolizione della disposizione che vietava il rientro in Italia agli eredi. «L’esilio è una pena medievale e in nessun Paese moderno esiste la pena dell’esilio. I figli, i nipoti e i pronipoti non possono pagare eventuali colpe dei padri».


La passione monarchica di Tajani divertiva molto Francesco Cossiga e gli ispirava note goliardiche. Come quando nel 2005 recapitò all’allora capogruppo di Forza Italia a Strasburgo «fervido voto di auguri» per l’immaginaria «nomina a barone di Ciociaria sulla base degli ordinamenti dinastici del titolare della corona Savoia in base ai suoi meriti tradizionalisti e monarchici». Un merito che qualcuno, però, è pronto a riconoscergli per davvero: «Antonio Tajani ha la saggezza e l’esperienza per essere premier e per portare una grande Italia al posto che merita nel mondo», disse alla vigilia del voto dello scorso 4 marzo il principe Emanuele Filiberto di Savoia.

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