Sia Trenta che Salvini vogliono l’ultima parola sulla chiusura dei porti

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 Afp

Di Maio e Trenta

All’interno del governo si è aperto un altro fronte. Alta tensione sulla direttiva emanata dal Viminale sulla nave ong Mare Jonio ieri mattina e diretta per conoscenza anche ai vertici della Difesa e della Marina. Direttiva che ha provocato l’ira dei vertici militari.

Ma la Lega ribatte che se mai dal ministro Trenta è in atto da giorni un tentativo di ingerenza. “Sono io che ho la competenza sui porti. Ho oneri e onori e per me restano chiusi”, ha sottolineato il vicepremier leghista al quale ha poi replicato anche Di Maio: chiudere i porti è inutile se davvero ci sono 800.000 pronti a partire in Libia. Dal Viminale fanno sapere che la direttiva è “doverosa e legittima” perché anche la Marina può svolgere compiti di “polizia marittima”.

Salvini continua a dire ai suoi di non attaccare i 5 stelle. “Parlate delle cose positive, delle vostre competenze”, ha detto pure ai suoi ministri. Il timore e’ che dopo il 26 maggio Di Maio possa perdere il controllo dei gruppi. Da qui anche la strategia di evitare ulteriori fibrillazioni. Ma la tensione nel governo resta alta. “Così – spiega un ‘big’ del partito di via Bellerio – non si può andare avanti”.

Matteo Salvini ieri mattina, parlando con i giornalisti, è stato chiaro: “Per me è tutto chiuso, i provvedimenti sono sul tavolo della presidenza del Consiglio”. Ma fonti parlamentari della Lega non negano che sul dl crescita e sullo sblocca cantieri le cose vadano a rilento. Problemi di copertura, soprattutto sullo stanziamento di misure legato a norme sul sisma, spiegano le stesse fonti. Anzi il dl sullo sblocca cantieri sarebbe ancora più in alto mare, riferivano ieri le stesse fonti in Parlamento.

L’interlocuzione tra Salvini e il presidente del Consiglio non è mai venuta meno, assicura un ‘big’ del partito di via Bellerio ma il timore è legato ai tempi che si allungano e ad uno stallo che preoccupa anche il Quirinale. Nella maggioranza non si nasconde che dal Capo dello Stato sia arrivato un richiamo, anche sul piano giuridico e legislativo e un invito ad un passaggio dei dl per un nuovo Consiglio dei ministri. Richiamo anche sul metodo che utilizza l’esecutivo.

La formula del ‘salva intese’ va accompagnata con norme chiare e un iter veloce. Anche all’interno di M5s e Lega ammettono che i decreti stanno trovando intoppi inaspettati. Lo sguardo delle forze che hanno contratto il programma di governo è rivolto al ministero dell’Economia e alla Ragioneria che avrebbe frenato.

Lo scontro tra Viminale e Difesa non p stato al centro del colloquio che si è tenuto stamane al Quirinale tra il premier Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, poiché è esploso ore dopo il colloquio. Ma ovviamente, una volte emerse le frizioni, l’irritazione dei vertici militari viene seguita con attenzione dal Capo dello Stato che è anche Capo delle Forze armate. Nessun commento, nessuna intenzione di far trapelare il suo pensiero. La regola del Presidente, da sempre, è il rispetto costituzionale dell’equilibrio dei poteri e il rispetto dei limiti propri e delle competenze altrui.

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